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   Indiani D'America

 

 

 

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1492

Il 12 Ottobre Cristoforo Colombo sbarca a San Salvador, i Taino lo accolgono con doni ...vengono chiamati Indios.
1607 Gli inglesi arrivano in Virginia e vengono accolti dai Powhatan.
1620 Gli inglesi sbarcano a Playmouth nel Massachusetts.
1625 Alcuni coloni chiedono a Samomoset 12.000 acri della terra dei Pemaquid. Samomoset sapeva che la terra proveniva dal Grande Spirito e che non apparteneva a nessuno, ma per far contenti i bianchi organizza una cerimonia e cede loro la terra, mettendo un segno su un pezzo di carta. Fu la prima cessione di terra indiana a coloni inglesi.
1641 Soldati olandesi vengono inviati da W. Kieft per punire i Mahican per crimini non commessi da loro uccidendone quattro. I Mahican si vendicano uccidendo quattro olandesi. La vendetta è tremenda, gli abitanti di due interi villaggi a Staten Island, vengono massacrati nel sonno. Le baionette olandesi trafiggono indifferentemente uomini, donne e bambini.
1662 I Wampanoag vengono progressivamente respinti nelle foreste. Il loro capo Re Filippo di Pokanoket (Metacom), intuisce il pericolo ed inizia a formare alleanze.
1675 Dopo varie azioni intimidatorie, Re Filippo e la sua confederazione iniziano una guerra con i coloni. Dopo mesi di combattimenti i Wampanoag e i Narragansett vengono sterminati, Re Filippo ucciso e la sua testa esposta al pubblico a Playmouth per venti anni.
1812 Muore Tecumseh degli Shawnee sul campo di battaglia a capo di una grande confederazione di tribù del sud e del middle-west, mentre cerca di proteggere i suoi territori dall’invasione.
1829 Andrew Jackson diventa presidente degli Stati Uniti. Chiamato dagli indiani Coltello Affilato, durante la sua carriera militare, insieme ai suoi soldati, aveva trucidato migliaia di Cherokee, Chickasaw, Chocktaw, Creek e Seminole.
1830 Andrew Jackson emana una legge che relega tutti i Cherokee, Chickasaw, Chocktaw, Creek e Seminole in un ampio distretto ad ovest del Mississippi.
1832 Viene catturato Falco Nero dei Sauk & Fox, capo di un’alleanza tra Winnebago, Potawotami e Kickapoo. Fu tradito da una banda di Winnebago vendutasi ai bianchi per 20 cavalli e 100 dollari. Morirà nel 1838. Andrew Jackson nomina una Commissione agli Affari Indiani affinché controlli la corretta applicazione della legge sugli indiani.
1834 Il Congresso degli U.S.A. approva la «Legge per regolare il commercio ed i rapporti con le tribù indiane e mantenere la pace nelle frontiere». Tutto il territorio ad ovest del Mississippi e non compreso negli stati del Missouri, Louisiana e Arkansas apparteneva agli indiani. Nessun bianco privo di licenza o permesso avrebbe potuto entrare, risiedere o attraversare il loro territorio pena l’intervento delle forze armate. Prima che queste leggi entrassero in vigore, un’ondata di coloni calò verso l’ovest e creò gli stati del Wisconsin e dello Iowa. Ciò costrinse il governo a spostare i confini di riferimento dal fiume Mississippi al 95° meridiano. Per rispettare questi confini vennero creati alcuni presidi militari: Fort Snelling (Fiume Mississippi), Fort Atkinson e Leavenworth (Fiume Missouri), Fort Gibbon e Smith (Fiume Arkansas), Fort Towson (Fiume Red) e Fort Jesup (Louisiana).
1835 Quattro cercatori bianchi entrarono negli antichi silenzi delle Montagne Sacre e vennero attaccati dagli indiani: il loro destino fu scarabocchiato su un pezzo di carta: «Tutti morti tranne me.» Era la spedizione di Ezra Kind, la prima a caccia d’oro sulle Black Hills.
1838 I soldati del generale Winfield Scott accerchiano e rinchiudono in campi di concentramento i Cherokee in seguito alla scoperta dell’oro nel loro territorio.
1842 Viene tracciata la Oregon Trail, prima pista ad attraversare i territori indiani.
1848 Viene scoperto l’oro in California. Migliaia di cercatori e cacciatori attraversano così i territori indiani. Per giustificare tutto questo i politici di Washington inventano la teoria del Destino Manifesto: gli europei ed i loro discendenti sono chiamati dal destino a governare tutta l’America. Sono la razza dominante e quindi responsabili degli indiani insieme alle loro terre, foreste e ricchezze minerali.
1850 All’insaputa dei Modoc, Mohave, Paiute, Shasta, Yuma ed un centinaio di altre piccole tribù che abitavano lungo la costa del Pacifico, la California divenne il 31° stato dell’Unione.
1851 Il Governo degli Stati Uniti stanco delle guerre con Creek e Seminole, era impaziente di stipulare trattati di pace con gli indiani, firmò il primo importante trattato con i Sioux a Fort Laramie. Il trattato permetteva ai pionieri di attraversare incolumi i territori indiani.
1854 Il Colonnello William Harney, uccide più di 100 guerrieri in risposta ad una schermaglia indiana causata dall’accusa loro mossa di aver rubato una mucca. Scoperto l’oro nel Colorado, vengono creati due nuovi vasti territori: Kansas e Nebraska.
1858 Il Minnesota diventa uno stato ed i suoi confini si estendevano di un centinaio di chilometri oltre il 95° meridiano.
1860 Scoppia la Guerra Civile - Giacche Blu contro Giacche Grigie, Nord contro Sud.
Bisogna ora fare un punto sulla situazione indiana ridotta già ad 1/3 di quella valutata nel 1492. La tribù occidentale più numerosa era quella dei Sioux che a sua volta era divisa in altre tribù minori. I Santee Sioux vivevano nelle foreste del Minnesota, il loro capo Piccolo Corvo si era convinto dell’impossibilità di fronteggiare gli Stati Uniti, ma era deciso ad opporsi ad altre cessioni di terre. Nelle Grandi Pianure vivevano i Teton Sioux; il loro capo era Nuvola Rossa. Cavallo Pazzo, degli Oglala Teton Sioux, aveva solo 10 anni. Fra gli Hunkpapa Teton Sioux, c’era un giovane di 25 anni fermamente contrario a qualsiasi intrusione da parte dei bianchi: il suo nome era Toro Seduto. Coda Chiazzata era a capo dei Brulè Teton Sioux ed era contento del suo vivere e sarebbe sceso a qualsiasi compromesso pur di evitare la guerra. I Cheyenne settentrionali dividevano coni Sioux il fiume Powder ed il territorio del Bighorn: alla loro testa Coltello Spuntato. I Cheyenne del sud occupavano il fiume Platte con a capo Pentola Nera, altri capi più giovani e seguiti erano Naso Aquilino e Toro Alto. Gli Arapaho vecchi alleati dei Cheyenne si divisero con loro; il capo più conosciuto era Piccola Cornacchia. I Kiowa si erano alleati con i Comanche delle pianure meridionali. Avevano diversi grandi capi: Satank, Satanta, Lupo Solitario e Uccello che Scalcia. I Comanche a loro volta erano divisi in molte piccole bande, Dieci Orsi il loro capo. All’epoca Quanah Parker aveva circa venti anni. Gli Apache vivevano nell’arido sudovest ed avevano fama di tenaci difensori del loro territorio. Mangas Colorado, Kociss credevano nella pace con i bianchi. Victorio e Delshay non avevano molta fiducia. Nana li odiava come i messicani, combattuti per una vita. Geronimo aveva appena venti anni. I Navajo con a capo Manuelito avevano adottato le abitudini dei bianchi spagnoli, allevando pecore e capre e coltivando grano e frutta. Alcune bande della tribù erano così diventate benestanti. Sulle Montagne Rocciose settentrionali vivevano gli Ute. Il loro capo Ouray La Freccia auspicava la pace con i bianchi al punto di combattere con loro come mercenari contro altre tribù indiane. I Modoc della California settentrionale e dell’Oregon meridionale combattevano una specie di guerriglia per difendere le loro terre. Capitano Jack era solo un giovanotto. A nordovest dei Modoc vivevano i Nez Perchés. Capo Giuseppe aveva solo vent’anni. Nel Nevada si trovavano i Paiute. Wovoka aveva solo quattro anni. Nei trent’anni successivi questi capi sarebbero diventati famosi ed i loro nomi entrati nella storia e nella leggenda.
1864

Un gruppo armato di truppe irregolari del Colorado massacrò un tranquillo accampamento Cheyenne a Sand Creek, infliggendo gravissime mutilazioni sessuali su uomini, donne e bambini.

 

 

10.gifIL MASSACRO DI SAND CREEK10.gif
 
Il campo cheyenne si trovava in un'ansa a ferro di cavallo del Sand Creek a nord del letto di un altro torrente quasi secco. Il tepee di Pentola Nera era vicino al centro del villaggio, e a ovest vi era la gente di Antilope Bianca e di Copricapo di Guerra. Sul versante orientale e poco discosto dai Cheyenne vi era il campo arapaho di Mano Sinistra. In totale vi erano quasi seicento indiani nell'ansa del torrente, due terzi dei quali donne e bambini. La maggior parte dei guerrieri si trovava diversi chilometri a est a cacciare il bisonte per i bisogni dell'accampamento, come aveva detto loro di fare il maggiore Anthony, comandante del distaccamento a cui erano affidati.
Gli indiani erano così fiduciosi di non aver assolutamente nulla da temere che non misero sentinelle durante la notte, tranne alla mandria di cavalli che era chiusa in un recinto sotto il torrente. Il primo sentore di un attacco lo ebbero verso l'alba - il rimbombo degli zoccoli sulla pianura sabbiosa. Alcune squaws dissero che vi era una massa di bisonti che si dirigeva verso il campo; altre dissero che era una massa di soldati. Dal torrente stava avanzando a un trotto svelto un grosso contingente di truppe... si potevano vedere altri soldati che si dirigevano verso le mandrie di cavalli indiani a sud dell'accampamento; in tutto l'accampamento vi era una gran confusione e un gran vociare: uomini, donne e bambini correvano fuori dalle tende seminudi; donne e bambini che strillavano alla vista delle truppe; uomini che correvano nelle tende a prendere le armi... Pentola Nera aveva una grande bandiera americana appesa in cima a un lungo palo e stava davanti alla sua tenda, aggrappato al palo, con la bandiera svolazzante nella luce grigia dell'alba invernale. Gridò alla sua gente di non avere paura, che i soldati non avrebbero fatto loro dei male; poi le truppe aprirono il fuoco dai due lati del Campo. I soldati appena smontati da cavallo cominciarono a sparare con le carabine e le pistole. In quel momento centinaia di donne e bambini cheyenne si stavano radunando intorno alla bandiera di Pentola Nera. Risalendo il letto asciutto del torrente altri giungevano dal campo di Antilope Bianca. Dopo tutto, il colonnello Greenwood non aveva detto a Pentola Nera che finché fosse sventolata la bandiera americana sopra la sua testa, nessun soldato avrebbe sparato su di lui? Antilope Bianca, un vecchio di settantacinque anni, disarmato, il volto scuro segnato dal sole e dalle intemperie, camminò a grandi passi verso i soldati. Egli credeva ancora che i soldati avrebbero smesso di sparare appena avessero visto la bandiera americana e la bandiera bianca della resa che aveva ora innalzato Pentola Nera.
Polpaccio Stregato Beckwourth, che cavalcava a fianco del colonnello Chivington, vide avvicinarsi Antilope Bianca. "Venne correndo verso di noi per parlare al comandante," testimoniò in seguito Beckwourth "tenendo in alto le mani e dicendo: "Fermi! fermi!". Lo disse in un inglese chiaro come il mio. Egli si fermò e incrociò le braccia finché cadde fulminato". I sopravvissuti fra i Cheyenne dissero che Antilope Bianca cantò il canto di morte prima di spirare:
Niente vive a lungo
Solo la terra e le montagne.

Provenienti dal campo arapaho, anche Mano Sinistra e la sua gente cercarono di raggiungere la bandiera di Pentola Nera. Quando Mano Sinistra vide le truppe, si fermò con le braccia incrociate, dicendo che non avrebbe combattuto gli uomini bianchi perché erano suoi amici. Cadde fucilato.
Robert Bent, che si trovava a cavallo suo malgrado con il colonnello Chivington, disse che, quando giunsero in vista al campo, vide "sventolare la bandiera americana e udii Pentola Nera che diceva agli indiani di stare intorno alla bandiera e lì si accalcarono disordinatamente: uomini, donne e bambini. Questo accadde quando eravamo a meno dì 50 metri dagli indiani. Vidi anche sventolare una bandiera bianca. Queste bandiere erano in una posizione così in vista che essi devono averle viste. Quando le truppe spararono, gli indiani scapparono, alcuni uomini corsero nelle loro tende, forse a prendere le armi... Penso che vi fossero seicento indiani in tutto. Ritengo che vi fossero trentacinque guerrieri e alcuni vecchi, circa sessanta in tutto... il resto degli uomini era lontano dal campo, a caccia... Dopo l'inizio della sparatoria i guerrieri misero insieme le donne e i bambini e li circondarono per proteggerli. Vidi cinque squaws nascoste dietro un cumulo di sabbia. Quando le truppe avanzarono verso di loro, scapparono fuori e mostrarono le loro persone perché i soldati capissero che erano squaws e chiesero pietà, ma i soldati le fucilarono tutte. Vidi una squaw a terra con un gamba colpita da un proiettile; un soldato le si avvicinò con la sciabola sguainata; quando la donna alzò un braccio per proteggersi, egli la colpì, spezzandoglielo; la squaw si rotolò per terra e quando alzò l'altro braccio, il soldato la colpì nuovamente e le spezzò anche quello. Poi la abbandonò senza ucciderla. Sembrava una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini. Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata. Tutte le squaws rifugiatesi in quell'anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati... Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri. " (In un discorso pubblico fatto a Denver non molto tempo prima di questo massacro, il colonnello Chivington sostenne che bisognava uccidere e scotennare tutti gli indiani, anche i neonati. "Le uova di pidocchio fanno i pidocchi" dichiarò.)
La descrizione di Robert Bent delle atrocità dei soldati fu confermata dal tenente James Connor: "Tornato sul campo di battaglia il giorno dopo non vidi un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo, e in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo: organi sessuali tagliati, ecc. a uomini, donne e bambini; udii un uomo dire che aveva tagliato gli organi sessuali di una donna e li aveva appesi a un bastoncino; sentii un altro dire che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi degli anelli che aveva sulla mano; per quanto io ne sappia J.M. Chivington era a conoscenza di tutte le atrocità che furono commesse e non mi risulta che egli abbia fatto nulla per impedirle; ho saputo di un bambino di pochi mesi gettato nella cassetta del fieno di un carro e dopo un lungo tratto di strada abbandonato per terra a morire; ho anche sentito dire che molti uomini hanno tagliato gli organi genitali ad alcune donne e li hanno stesi sugli arcioni e li hanno messi sui cappelli mentre cavalcavano in fila."
Un reggimento addestrato e ben disciplinato avrebbe potuto certamente distruggere quasi tutti gli indiani indifesi che si trovavano sul Sand Creek. La mancanza di disciplina, unita alle abbondanti bevute di whisky durante la cavalcata notturna, alla codardia e alla scarsa precisione di tiro delle truppe del Colorado, resero possibile la fuga a molti indiani. Un certo numero di Cheyenne scavò trincee sotto gli alti argini del torrente in secca e resistette fino a quando scese la notte. Altri fuggirono da soli o a piccoli gruppi attraverso la pianura. Quando cessò la sparatoria erano morti 105 donne e bambini indiani e 28 uomini. Nel suo rapporto ufficiale, Chivington parlò di quattro o cinquecento guerrieri uccisi. Egli aveva perso 9 uomini, e aveva avuto 38 feriti; molti erano vittime del fuoco disordinato dei soldati che si sparavano addosso l'un l'altro. Fra i capi uccisi vi erano Antilope Bianca, Occhio Solo e Copricapo di Guerra. Pentola Nera riuscì miracolosamente a trovare scampo su un burrone, ma sua moglie fu gravemente ferita. Mano Sinistra, sebbene colpito da una pallottola, riuscì ugualmente a salvarsi.
Quando scese la notte i sopravvissuti strisciarono fuori dalle buche. Faceva molto freddo e il sangue si era congelato sulle loro ferite, ma non osarono accendere i fuochi. L'unico pensiero che avevano in mente era di fuggire a est verso lo Smoky Hill e cercare di raggiungere i loro guerrieri. "Fu una marcia terribile," ricordò George Bent "la maggior parte di noi procedeva a piedi, senza cibo, con pochi indumenti, impacciata dalle donne e dai bambini." Per 80 chilometri sopportarono il gelo dei venti, la fame e i dolori delle ferite, ma alla fine raggiunsero il campo di caccia. "Come arrivammo nel campo vi fu una scena terribile. Tutti piangevano, persino i guerrieri, le donne e i bambini strillavano e gemevano. Quasi tutti i presenti avevano perso qualche parente o amico e molti di loro sconvolti dal dolore si sfregiavano coi coltelli finché il sangue usciva a fiotti."
Si era in gennaio, la Luna del Grande Freddo, quando gli indiani delle Pianure tradizionalmente tengono accesi i fuochi nelle loro tende, raccontano storie per passare le lunghe serate e si alzano tardi alla mattina. Ma quello era un brutto momento e come la notizia del massacro di Sand Creek si sparse nelle pianure, i Cheyenne, gli Arapaho e i Sioux mandarono staffette avanti e indietro con messaggi che invitavano tutti gli indiani a unirsi in una guerra di vendetta contro i bianchi assassini.

1866 Una spedizione viene inviata nel Montana per aprire la Bozeman Trail al fine di rendere più sicura l’attraversata dei territori indiani da parte dei pionieri verso l’oro di virginia City. La pista fu chiamata dagli indiani «La strada dei ladri». Cavallo Pazzo, giovane guerriero Oglala, guida un’imboscata contro un reparto della cavalleria a Big Piney Creek, distruggendolo.
1868 Viene firmato un secondo trattato a Fort Laramie, con Nuvola Rossa firmatario: secondo quest’ultimo trattato veniva garantito agli indiani «l’uso assoluto e indisturbato della Grande Riserva Sioux. Nessuna persona vi potrà passare, insediare o risiedere senza il consenso degli indiani. Nessun trattato per la cessione di una parte della terra in oggetto avrà validità senza la firma di almeno ¾ degli indiani maschi adulti che lo occupano.» Agli indiani sarebbero stati forniti, come contropartita, abiti, utensili, istruzione, una segheria ed un mulino, un magazzino ed un dottore, un agricoltore, un carpentiere, un maniscalco ed un meccanico che avrebbero insegnato loro i modi di coltivare e la tecnologia dell’uomo bianco. Da parte loro gli indiani si impegnavano a non opporsi alla ferrovia che stava per essere costruita nelle pianure, permettere qualsiasi strada che non avrebbe attraversato la loro riserva, non attaccare alcuna abitazione, ne molestare alcun carro ferroviario, carrozza o cavalli, non catturare donne o bambini, non uccidere o scalpare uomini bianchi Il Colonnello George Custer massacra un pacifico accampamento Cheyenne lungo il fiume Washita. Fu un grande sostenitore dell’idea che la natura dei nativi era molto più crudele e feroce di qualsiasi bestia selvaggia del deserto. Venne giudicato dal suo ufficiale superiore: «crudele, bugiardo e senza principi, disprezzato da tutti gli ufficiali del suo reggimento.»
1869 Viene completata la ferrovia transcontinentale della Union Pacific.
1871 Una clausola contenuta in un disegno di legge stabiliva che: «da questo momento nessuna nazione o tribù indiana sul territorio degli Stati uniti sarà riconosciuta come nazione, tribù o potere indipendente con cui gli Stati Uniti potranno stipulare trattati.»
1874 Una grossa spedizione di perlustrazione guidata dal Colonnello George Custer conferma la presenza di oro sulle Black Hills.
1875 Un numeroso gruppo di bianchi viene scacciato dalle Black Hills o Paha Sapa dall’esercito regolare degli Stati Uniti. Nonostante ciò il Ministro della Guerra prevede guai a meno che non se ne ottenga la proprietà per i minatori bianchi. Il Presidente Grant mandò una delegazione per trattarne l’acquisto, ma sul luogo di ritrovo non si presentarono né Nuvola Rossa, né Cavallo Pazzo, né Toro Seduto né Coda Chiazzata. Poiché i Sioux non erano stati ragionevoli, il Presidente Grant ritirò i soldati a protezione dei confini (evidentemente non avendo idea di cosa rappresentassero le Paha Sapa per il consiglio dei sette fuochi Lakota: Oglala, Brulè, Minnecojou, Hunkpapa, Sans Arc, Two Kettle e Blackfoot) permettendo così a più di diecimila persone di riversarsi in cerca di fortuna a Custer City, a sud delle colline.
1876

In aperto contrasto con il Trattato di Fort Laramie, furono mandati i soldati nella Grande Riserva Sioux per dare la caccia a coloro che si ostinavano a non ascoltare la voce della ragione rifiutando 5.000.000 di dollari, in particolare agli Hunkpapa di Toro Seduto ed agli Oglala di Cavallo Pazzo. Cavallo Pazzo unì le sue forze a quelle di Toro Seduto il quale mandò a dire al Governo: «Se avete un uomo che dice la verità, mandatemelo ed io l’ascolterò.» Secondo il Generale Sherman l’uomo che corrispondeva a questa descrizione era George Crook, il più grande avversario degli indiani nella storia americana, ma anche l’unico leader bianco a cui gli indiani credevano. Tuttavia fu mandato non per trattare la pace ma per fare la guerra. Di ritorno da una grande campagna contro gli Apache, alla domanda se non fosse duro iniziare un’altra campagna contro gli indiani rispose: «Si è duro! Ma la cosa più dura è andare a combattere coloro che sono nel giusto.» Toro Seduto durante una grande Danza del Sole, ebbe una visione nella quale vi erano soldati dalle giacche blu caduti nell’accampamento indiano. Il 16 Giugno i guerrieri Lakota e Cheyenne guidati da Cavallo Pazzo inflissero all’esercito di Crook la sua unica sconfitta.. Il 25 dello stesso mese sul Little Bighorn, si scontrarono il 7° Cavalleggeri guidato dal Colonnello Custer e gli indiani guidati da Cavallo Pazzo e Toro Seduto.

 

 

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06.gifLA BATTAGLIA DEL LITTLE BIGHORN06.gif
 
 
Fino al mattino del 24 Giugno i Sioux ignorarono che Capelli Lunghi Custer stava risalendo il Rosebud. Il mattino successivo gli esploratori riferirono che i soldati avevano attraversato l'ultima altura fra il Rosebud e l'accampamento indiano e stavano marciando verso il Little Bighorn.
Le notizie dell'avvicinamento di Custer giunsero agli indiani in vari modi: «Io e quattro donne ci trovavamo a breve distanza dall'accampamento a estrarre rape selvatiche» disse Cavallo Rosso, uno dei capi del consiglio Sioux. «Improvvisamente una delle donne attirò la mia attenzione su una nuvola di polvere che si sollevava a breve distanza dal campo. Mi accorsi ben presto che erano i soldati che stavano caricando l'accampamento. Io e le donne corremmo all'accampamento. Quando arrivai, qualcuno mi disse di precipitarmi nella tenda del consiglio. I soldati caricarono così in fretta che non facemmo a tempo a parlare. Uscimmo dalla tenda del consiglio e lanciammo ordini in tutte le direzioni. Dicemmo ai Sioux di saltare sui cavalli, di prendere i fucili e di andare a combattere i soldati. Alle donne e ai bambini dicemmo di montare a cavallo e di andare via, nel senso di togliersi di mezzo.» Pte-San-Waste-Win, una cugina di Toro Seduto, era una delle giovani donne che quel mattino estraevano le rape. La ragazza disse che i soldati erano a 10 o a 13 chilometri di distanza quando li avvistò per la prima volta. «Si poteva vedere il luccichio delle loro sciabole e notammo che il gruppo era composto da moltissimi soldati.» I soldati avvistati inizialmente da Pte-San-Waste-Win e da altri indiani al centro dell'accampamento erano quelli del battaglione di Custer. Questi indiani si resero conto dell'attacco a sorpresa del maggiore Reno all'estremità meridionale dell'accampamento solo quando udirono il fuoco di fucileria in direzione delle tende dei Sioux Piedi Neri. «Così i soldati ci vennero addosso. Le loro pallottole sibilavano fra i pali, dei tepee... Le donne e i bambini urlavano, temendo di essere uccisi, ma gli uomini, gli Hunkpapa e i Piedi Neri, gli Oglala e i Miniconjou, montarono sui loro cavalli e corsero verso i tepee dei Piedi Neri. Potevamo ancora vedere i soldati di Capelli Lunghi che marciavano in lontananza, e i nostri uomini, colti di sorpresa e in un punto dove non si aspettavano di essere attaccati, andarono a combattere intonando il canto di guerra dietro il villaggio dei Piedi Neri.»
Alce Nero, un ragazzo oglala di tredici anni, stava nuotando con i suoi compagni nel Little Bighorn. Il sole aveva raggiunto il punto più alto e faceva molto caldo quando egli udì un banditore che gridava nell'accampamento hunkpapa: «Arrivano i soldati a cavallo! Stanno caricando! Arrivano i soldati a cavallo!». L'allarme fu ripetuto da un banditore oglala, e Alce Nero poté udire il grido che echeggiava da un accampamento all'altro verso nord fino ai Cheyenne.
Cane Basso, un capo oglala, udì il medesimo grido di allarme. «Non vi credetti. Pensai che si trattasse di un falso allarme. Non pensavo che fosse possibile che gli uomini bianchi ci attaccassero, dato che eravamo così forti... Sebbene non credessi che fosse un vero allarme, non persi tempo a prepararmi. Quando presi il fucile e uscii dalla tenda, era iniziato l'attacco all'estremità dell'accampamento dove si trovavano Toro Seduto e gli Hunkpapa.»
Tuono di Ferro si trovava nell'accampamento miniconjou. «Non seppi nulla dell'attacco di Reno finché i suoi uomini non furono così vicini che le pallottole fioccarono nel campo, e iniziò una gran confusione. I cavalli erano così spaventati che non riuscivamo a prenderli.»
Re Corvo, che si trovava nell'accampamento hunkpapa, disse che i soldati a cavallo di Reno cominciarono a sparare a una distanza di circa 400 metri. Gli Hunkpapa e i Sioux Piedi Neri si ritirarono lentamente a piedi per dare tempo alle donne e ai bambini di mettersi in salvo. «Altri indiani presero i nostri cavalli. A questo punto avevamo abbastanza guerrieri per affrontare i bianchi.»
Vicino all'accampamento cheyenne, 5 chilometri a nord, Due Lune stava lavando i suoi cavalli. «Li lavai con acqua fredda, e poi feci un bagno anch'io. Ritornai all'accampamento a piedi. Quando giunsi vicino alla mia tenda, guardai Little Bighorn in direzione del campo di Toro Seduto. Vidi che si stava alzando una grande nuvola di polvere. Sembrava una tromba d'aria. Poco dopo giunse trafelato un cavaliere sioux gridando per l'accampamento: «Arrivano i soldati! Tanti soldati bianchi!.»
Due Lune ordinò ai guerrieri cheyenne di montare a cavallo e poi disse alle donne di mettersi al riparo fuori dal villaggio di tepee. «Cavalcai velocemente verso l'accampamento di Toro Seduto. Poi vidi i soldati bianchi che combattevano in fila [gli uomini di Reno]. La pianura era piena di indiani. Cominciarono a respingere i soldati e tutti i combattenti erano mischiati - Sioux, soldati, e poi ancora Sioux, e tutti sparavano. L'aria era piena di fumo e di polvere. Vidi i soldati che indietreggiavano e si gettavano nel letto del fiume come una mandria di bisonti in fuga.»
Il capo di guerra che radunò gli indiani e respinse l'attacco di Reno fu un Hunkpapa di trentasei anni, muscoloso e con un ampio torace di nome Pizi, o Galla. Egli era cresciuto nella tribù come un orfano. Ancor giovane, si era distinto come cacciatore e guerriero, e Toro Seduto lo aveva adottato come un fratello minore. Alcuni anni prima, mentre i commissari stavano cercando di persuadere i Sioux a adottare l'agricoltura come una condizione facente parte del trattato del 1868, Galla andò a Fort Rice a parlare a nome degli Hunkpapa. «Noi siamo nati nudi,» disse «e ci è stato insegnato a cacciare e a vivere di selvaggina. Voi ci dite che dobbiamo imparare a fare i contadini, a vivere in una casa e a adottare i vostri costumi. Immaginate che il popolo che vive oltre il grande mare venisse qui e vi dicesse che dovete smettere di fare gli agricoltori e che dovete uccidere il vostro bestiame, e che esso prendesse le vostre case e le vostre terre, voi cosa fareste? Non lo combattereste?» Nel decennio che seguì a quel discorso, nulla riuscì a cambiare l'opinione di Galla sulla presuntuosa arroganza dell'uomo bianco e, nell'estate del 1876, fu unanimemente accettato dagli Hunkpapa come il luogotenente di Toro Seduto, il capo di guerra della tribù. Il primo assalto di Reno sorprese diverse donne e bambini allo scoperto, e le pallottole dei soldati di cavalleria sterminarono letteralmente la famiglia di Galla. «Questo rese il mio cuore cattivo» egli disse a un giornalista alcuni anni dopo. «Dopo di che uccisi tutti i miei nemici con l'ascia.» La sua descrizione della tattica impiegata per bloccare Reno fu altrettanto concisa: «Toro Seduto e io ci trovavamo nel punto in cui Reno attaccò. Toro Seduto era un grande stregone. Le donne e i bambini furono mandati in fretta e furia a valle lungo il fiume... Le donne e i bambini presero i cavalli perché i pellerossa li montassero; i pellerossa li montarono e caricarono Reno e lo fermarono, e poi lo respinsero nel bosco».
In termini militari, Galla aggirò il fianco di Reno e lo costrinse a ritirarsi nella foresta. Egli allora spaventò Reno costringendolo a una precipitosa ritirata che gli indiani trasformarono presto in una rotta. Il risultato permise a Galla di impiegare centinaia di guerrieri in un attacco frontale alla colonna di Custer mentre Cavallo Pazzo e Due Lune colpivano i fianchi e la retrovia.
Nel frattempo Pte-San-Waste-Win e le altre donne erano rimaste a guardare ansiosamente i soldati di Capelli Lunghi che si trovavano dall'altra parte del fiume. «Riuscii a sentire la musica della tromba e potei vedere la colonna di soldati girare a sinistra e scendere verso il fiume dove si sarebbe svolto l'attacco... Ben presto vidi una quantità di Cheyenne che correvano nel fiume a cavallo, poi alcuni giovani della mia banda, e poi altri, finché vi furono centinaia di guerrieri nel fiume e altri che risalivano la gola. Quando alcune centinaia di loro ebbero attraversato il fiume e risalito la gola, gli altri, ancora in gran numero, si allontanarono dal fiume in attesa dell'attacco. E io sapevo che i guerrieri sioux, molte centinaia, erano nascosti nella gola dietro la collina su cui stava procedendo Capelli Lunghi e che egli sarebbe stato attaccato da entrambi i lati.» Ammazza Aquila, un capo dei Sioux Piedi Neri, in seguito disse che il movimento degli indiani verso la colonna di Custer fu «come un uragano... come api che sciamano da un alveare». Hump, il compagno miniconjou di Galla e di Cavallo Pazzo ai vecchi tempi del fiume Powder, disse che la prima massiccia carica sferrata dagli indiani lasciò disorientati il capo coi capelli lunghi e i suoi uomini.«Durante il primo assalto che fecero gli indiani il mio cavallo fu colpito e stramazzò sotto di me e io fui ferito - fui colpito sopra il ginocchio, e la pallottola mi uscì all'altezza del fianco - caddi e rimasi immobilizzato lì.»
Re Corvo, che era con gli Hunkpapa, disse: «La maggior parte dei nostri guerrieri si congiunse di fronte a loro, e noi lanciammo i nostri cavalli su di loro. Nello stesso tempo altri guerrieri a cavallo gli si gettarono addosso da entrambe le parti, girandogli intorno a mò di cerchio finché furono circondati». Il tredicenne Alce Nero, guardando dall'altra parte dei fiume, vide una grande nuvola di polvere che si sollevava sulla collina, e poi i cavalli che cominciavano a uscire da essa con le selle vuote.
«Il fumo degli spari e la polvere dei cavalli avvolsero completamente la collina,» disse Pte-San-Waste-Win «e i soldati spararono molti colpi, ma i Sioux miravano bene e i soldati cadevano morti. Le donne attraversarono il fiume dietro agli uomini del nostro villaggio, e quando andammo sulla collina non vi erano più soldati vivi, e Capelli Lunghi giaceva morto fra gli altri... Il sangue dei guerrieri era bollente e i loro cuori erano cattivi, e non fecero prigionieri quel giorno.»
Re Corvo disse che tutti i soldati smontarono da cavallo quando gli indiani li circondarono. «Cercarono di trattenere i loro cavalli, ma quando noi ci facemmo più vicini, li lasciarono liberi. Li spingemmo verso il nostro accampamento principale e li uccidemmo tutti. Restarono uniti e combatterono come coraggiosi guerrieri fino all'ultimo uomo.»
Secondo Cavallo Rosso, verso la fine del combattimento con Custer, «quei soldati sembravano impazziti, e molti gettavano via i fucili e alzavano le mani dicendo: «Sioux, abbiate pietà di noi; prendeteci prigionieri». I Sioux non fecero prigioniero un solo soldato, ma li uccisero tutti; dopo pochi minuti erano tutti Morti».
Molto tempo dopo la battaglia, Toro Bianco dei Miniconjou disegnò quattro pittografie nelle quali mostrava se stesso mentre combatteva e uccideva un soldato che rappresentava Custer. Fra quelli che si vantarono di aver ucciso Custer vi furono Pioggia in Faccia, Fianchi Bassi e Orso Coraggioso. Cavallo Rosso disse che Custer era stato ucciso da un guerriero santee non identificato. Quasi tutti gli indiani che parlarono della battaglia dissero che non avevano mai visto Custer e che non sapevano chi l'avesse ucciso. «Sino alla fine della battaglia ignoravamo che egli fosse il capo bianco» disse Cane Basso.
In una intervista concessa in Canada un anno dopo la battaglia, Toro Seduto disse di non aver mai visto Custer, ma che altri indiani lo avevano veduto e riconosciuto poco prima che fosse ucciso. «Non portava i capelli lunghi come al solito» disse Toro Seduto. «Erano corti, ma avevano il colore dell'erba quando viene il gelo... Dove fu opposta l'ultima resistenza, Capelli Lunghi restò come un covone di grano con tutte le spighe a terra intorno a lui.» Ma Toro Seduto non rivelò chi uccise Custer.
1877 La sconfitta inflitta agli U.S.A. costò molto cara agli indiani. Con il Black Hills Act, il governo costrinse Nuvola Rossa a firmare un documento che abrogava il trattato di Fort Laramie e cedeva le Paha Sapa insieme a 22,8 milioni di acri di territorio circostante in cambio di razioni di sussistenza per un periodo indefinito. Tutto questo nonostante mancassero le firme di Cavallo Pazzo, Toro Seduto ed i loro guerrieri allontanatisi per evitare rappresaglie. Il Generale Nelson Miles cattura ed uccide il capo Cervo Zoppo. Coltello Spuntato, capo dei Cheyenne e dei loro alleati Arapaho si arrende, vengono così mandati a sud nel Territorio Indiano. Preferendo morire piuttosto che vivere in quel luogo desolato guidò il resto del suo popolo in un disperato viaggio verso nord. Coltello Spuntato fu uno dei pochi sopravvissuti; alla fine trovò rifugio presso Nuvola Rossa a Pine Ridge dove morì nel 1883. Per evitare ai suoi compagni un altro inverno di stenti e privazioni Cavallo Pazzo si consegna spontaneamente presso l’agenzia di Nuvola Rossa. Nel mese di Settembre fu convocato a Fort Robinson, in Nebraska, dove fu trafitto a morte dalla baionetta di una guardia in circostanze controverse, nelle quali era coinvolto anche Piccolo Grande Uomo.
1881 Viene vietato in tutte le riserve Sioux il «rito selvaggio» conosciuto come Danza del Sole.
1889 Dopo il rifiuto di Toro Seduto e Nuvola Rossa di cedere 9.000.000 di acri ai coloni bianchi, il presidente Benjamin Harrison promulgò una legge che, ignorando ancora il trattato del 1868, smantellava la Grande Riserva Sioux creata a Fort Laramie e stabiliva le attuali riserve. Una cerimonia di pace e prosperità come la «Ghost Dance» venne trasformata dai Lakota in una cerimonia di purificazione che avrebbe fatto tornare il bisonte (fonte di vita per gli indiani) scomparso e scacciato i bianchi dalle Grandi Praterie.
1890

Il 15 Dicembre Toro Seduto fu ucciso mentre «resisteva all’arresto» per aver fomentato disordini adottando la Ghost Dance. Morto Toro Seduto, Piede Grosso diventa Capo. Fu massacrato il 29 Dicembre insieme a 200 Minnecojou tra uomini, donne e bambini oltre ad alcuni Hunkpapa a Wounded Knee dal Settimo Cavalleria. Il reggimento del Generale Custer venne così vendicato e ricevette dal Congresso degli Stati Uniti 20 medaglie all’Onore. Le famose «Medaglie del Disonore».Alce Nero: «Il sacro cerchio dei Sioux è rotto, non ha più centro, e l'albero sacro è morto».

 

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x_rodcol4.gifIL MASSACRO DI WOUNDED KNEEx_rodcol4.gif
 
 

Appena Piede Grosso apprese che Toro Seduto era stato ucciso, partì con tutta la sua gente diretto a Pine Ridge, sperando che Nuvola Rossa potesse proteggerli dai soldati. Durante il viaggio si ammalò di polmonite, e quando iniziarono le emorragie, dovette viaggiare su un carro. Il 28 dicembre, mentre si stavano avvicinando al torrente Porcupine, i Miniconjou avvistarono quattro squadroni di cavalleria che si stavano avvicinando. Piede Grosso ordinò immediatamente che venisse issata una bandiera bianca sul suo carro. Verso le due del pomeriggio uscì da sotto le coperte per salutare il maggiore Samuel Whitside, del 7° cavalleria. Le coperte di Piede Grosso erano intrise di sangue uscito dai suoi polmoni e appena con voce fioca mormorò qualcosa a Whitside gli scesero dal naso gocce rosse che si congelarono per il freddo intenso.
Whitside disse a Piede Grosso che aveva l'ordine di condurlo in un accampamento di cavalleria sul torrente Wounded Knee. Il capo miniconjou rispose che stava andando in quella direzione; per sicurezza, stava conducendo il suo popolo a Pine Ridge. Rivolgendosi alla sua guida meticcia, John Shanyreau, il maggiore Whitside gli ordinò di cominciare a disarmare la banda di Piede Grosso. «Badate, maggiore» rispose Shanyreau «che se fate questo, è probabile che vi sia un combattimento qui; e se vi sarà, ucciderete tutte queste donne e questi bambini e gli uomini fuggiranno.» Whitside insistette che i suoi ordini erano di catturare gli indiani di Piede Grosso, disarmarli e privarli delle cavalcature, «Faremmo meglio a portarli all'accampamento e poi togliere loro i cavalli e i fucili» dichiarò Shanyreau. «Va bene» acconsentì Whitside. «Dite a Piede Grosso di dirigersi verso l'accampamento di Wounded Knee. » Il maggiore dette un'occhiata al capo sofferente e poi ordinò di far venire avanti l'ambulanza militare. L'ambulanza sarebbe stata più calda e Piede Grosso avrebbe compiuto un viaggio più comodo che su quel carro traballante senza molle. Dopo che il capo fu trasferito sull'ambulanza, Whitside formò una colonna per la marcia verso il torrente Wounded Knee. In testa furono messi due squadroni di cavalleria, seguiti dall'ambulanza e dai carri, dietro di essi gli indiani ammassati in un gruppo compatto, e poi in coda altri due squadroni di cavalleria con una batteria composta da due cannoni Hotchkiss.
Era quasi il crepuscolo quando la colonna avanzò lentamente sull'ultima altura e cominciò a scendere il pendio verso Chankpe Opi Wakpala, il torrente chiamato Wounded Knee. L'oscurità invernale e i minuscoli cristalli di ghiaccio che danzavano nella luce morente davano una nota soprannaturale al paesaggio melanconico. In qualche luogo segreto lungo quel corso d'acqua ghiacciato giaceva il cuore di Cavallo Pazzo e i Danzatori degli Spettri credevano che il suo spirito disincarnato attendesse con impazienza la nuova terra che sarebbe certamente venuta con la prima erba verde di primavera.
Nell'accampamento della cavalleria sul torrente Wounded Knee, gli indiani furono fermati e contati accuratamente. Vi erano 120 uomini e 230 donne e bambini. A causa della crescente oscurità, il maggiore Whitside decise di attendere il mattino per disarmare i suoi prigionieri. Egli assegnò loro per accamparsi un'area a sud nelle immediate vicinanze del campo militare, distribuì loro razioni e poiché scarseggiavano ì rivestimenti dei tepee, fornì loro diverse tende. Whitside ordinò che venisse messa una stufa nella tenda di Piede Grosso e mandò un chirurgo del reggimento a curare il capo malato. Per essere sicuro che nessuno dei prigionieri fuggisse, il maggiore mise di guardia due squadroni di cavalleria intorno ai tepee dei Sioux e poi piazzò i suoi due Hotchkiss in cima a un'altura che dominava l'accampamento. Questi cannoni scanalati, che potevano lanciare cariche esplosive a più di due miglia, furono messi in posizione tale da colpire le tende degli indiani da un capo all'altro dell'accampamento.
Più tardi, in quella notte di dicembre, il resto del 7° reggimento marciò da est e bivaccò a nord degli squadroni di Whitside. Il colonnello James W. Forsyth, comandante dell'ex reggimento di Custer, prese ora il comando delle operazioni. Informò Whitside che aveva ricevuto ordine di mettere la banda di Piede Grosso su un treno della Union Pacific Railroad e di portarla in una prigione militare di Omaha.
Dopo aver piazzato altri due cannoni Hotchkiss sul pendio accanto agli altri, Forsyth e i suoi ufficiali si accinsero a trascorrere la notte con un barilotto di whisky per festeggiare la cattura di Piede Grosso.
Il capo si trovava nella sua tenda, troppo ammalato per dormire, in grado appena di respirare. Perfino con le loro protettive Camicie degli Spettri e la loro fede nelle profezie del nuovo Messia, i Miniconjou avevano paura dei soldati a cavallo accampati intorno a loro. Quattordici anni prima, sul Little Bighorn, alcuni di questi guerrieri avevano contribuito alla sconfitta di alcuni di questi capi soldati - Moylan, Varnum, Wallace, Godfrey, Edgerly - e gli indiani si domandavano se nei loro cuori vi era ancora un desiderio di vendetta.
«Il mattino seguente sentii uno squillo di tromba» disse Wasumaza, uno dei guerrieri di Piede Grosso che alcuni anni dopo cambiò il suo nome con quello di Dewey Beard. «Poi vidi i soldati che montavano a cavallo e ci circondavano. Fu annunciato che tutti gli uomini dovevano venire al centro del campo per un colloquio e che dopo il colloquio dovevano andare nell'agenzia di Pine Ridge. Piede Grosso fu portato fuori dal suo tepee e sedette davanti alla sua tenda e gli uomini più anziani si riunirono intorno a lui e si sedettero proprio vicino a lui al centro.»
Dopo aver distribuito le gallette per la colazione, il colonnello Forsyth informò gli indiani che ora dovevano essere disarmati. «Chiesero i fucili e le armi,» disse Lancia Bianca «così tutti noi consegnammo i fucili e li ammonticchiammo al centro.» I capi dei soldati non erano soddisfatti del numero delle armi consegnate e così mandarono squadroni di soldati a perquisire i tepee. «Entrarono nelle tende e uscirono con fagotti e li strapparono per aprirli» disse Cane Capo. «Presero le scuri, i coltelli e i pali delle tende e li ammonticchiarono vicino ai fucili.»
Non ancora soddisfatti, i capi dei soldati ordinarono ai guerrieri di togliersi le coperte di dosso e di sottoporsi a una perquisizione. I volti degli indiani esprimevano tutta la loro rabbia, ma solo lo stregone, Uccello Giallo, protestò apertamente. Accennò pochi passi della Danza degli Spettri, e intonò un canto sacro, assicurando i guerrieri che le pallottole dei soldati non avrebbero forato i loro indumenti sacri. «Le pallottole non andranno verso di voi» egli cantò in Sioux. «La prateria è grande e le pallottole non andranno verso di voi.»
I soldati di cavalleria trovarono solo due fucili, uno dei quali era un Winchester nuovo che apparteneva a un giovane Miniconjou di nome Coyote Nero. Coyote Nero sollevò il Winchester sopra la testa gridando che aveva pagato molto denaro per il fucile e che apparteneva a lui. Alcuni anni dopo Dewey Beard ricordò che Coyote Nero era sordo. «Se lo avessero lasciato solo egli sarebbe andato a deporre il fucile nel posto indicato. Essi invece lo afferrarono e lo spinsero in direzione est. Egli non si preoccupò nemmeno allora. Il suo fucile non era puntato su nessuno. La sua intenzione era di mettere giù quel fucile. Essi si fecero avanti e afferrarono il fucile che egli si stava accingendo a deporre. Lo avevano appena circondato quando si udì un colpo di fucile abbastanza forte. Non saprei dire se qualcuno fu colpito, ma dopo quel colpo ci fu un gran fracasso.»
«Quel rumore assomigliava molto al suo suono della tela strappata» disse Penna Frusta. Colui Che Teme il Nemico lo descrisse come lo «scoppio di un fulmine».
Falco Rotante disse che Coyote Nero «era un uomo pazzo, un giovane che aveva una cattiva influenza sugli altri e in realtà era una nullità». Disse che Coyote Nero sparò col suo fucile e «immediatamente i soldati risposero al fuoco e ne seguì un massacro indiscriminato».
All'inizio del tumulto, il fuoco delle carabine era assordante, e l'aria era piena di fumo. Fra i moribondi che giacevano accasciati sulla terra gelata vi era Piede Grosso. Poi il fragore delle armi cessò per un momento, mentre piccoli gruppi di indiani e di soldati combattevano corpo a corpo, usando coltelli, mazze e pistole. Poiché solo pochi indiani avevano armi, dovettero presto fuggire e allora i grandi fucili Hotchkiss sulla collina aprirono il fuoco su di loro, sparando quasi un proiettile al secondo, falciando l'accampamento indiano, facendo a pezzi i tepee, uccidendo uomini, donne e bambini.
«Cercammo di fuggire» disse Louise Orsa Astuta «ma essi ci sparavano addosso come se fossimo bisonti. Io so che vi sono alcune persone bianche buone, ma i soldati che spararono sui bambini e sulle donne furono infami. I soldati indiani non avrebbero fatto una cosa simile ai bambini bianchi.»
«Corsi via da quel luogo e seguii quelli che stavano scappando» disse Hakiktawn, un'altra giovane donna. «Mio nonno, mia nonna e mio fratello furono uccisi quando attraversammo la gola, e poi una pallottola mi trapassò il fianco destro e poi anche il polso destro e lì mi fermai perché non ero in grado di camminare e dopo il soldato mi raccolse e si avvicinò una ragazzina e si nascose sotto la coperta.»
Quando finì l'esplosione di follia, Piede Grosso e più della metà della sua gente erano morti o erano gravemente feriti; i morti accertati furono 153, ma molti dei feriti si allontanarono strisciando e morirono in seguito. Secondo una valutazione, dei 350 Miniconjou che si trovavano lì, i morti, fra uomini, donne e bambini, furono quasi trecento. Fra i soldati vi furono venticinque morti e trentanove feriti, per la maggior parte colpiti dalle loro stesse pallottole.
Dopo che i soldati di cavalleria feriti furono mandati all'agenzia di Pine Ridge, un distaccamento di soldati si recò sul campo di battaglia di Wounded Knee, raccolse gli indiani che erano ancora vivi e li caricò sui carri. Poiché appariva chiaro che prima di sera si sarebbe scatenata una tempesta di neve, gli indiani morti furono lasciati là dove erano caduti. (Dopo la tempesta di neve, quando un gruppo di affossatori tornò a Wounded Knee, trovò i corpi, compreso quello di Piede Grosso, congelati in posizioni grottesche.)
I carri carichi di Sioux feriti (quattro uomini e quarantasette donne e bambini) raggiunsero Pine Ridge quando era già notte. Poiché tutte le baracche disponibili erano occupate dai soldati, gli indiani furono lasciati sui carri scoperti, esposti al freddo intenso, mentre un inetto ufficiale dell'esercito cercava un riparo. Infine fu aperta la chiesa episcopale, furono tolte le panche, e il pavimento fu ricoperto con uno strato di paglia.
Era il quarto giorno dopo Natale dell'anno del Signore 1890. Quando i primi corpi straziati e sanguinanti furono portati nella chiesa illuminata dalle candele, quelli che non avevano perso la conoscenza poterono vedere gli addobbi natalizi che pendevano dalle travi del soffitto. Da un capo all'altro del presbiterio, sopra il pulpito, era appeso uno striscione con la scritta:

 

PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’.
1990

Il cerchio sacro della nazione Sioux è stato ricomposto il 29 dicembre, dai cavalieri del Sitanka Wokiksuye, che hanno ripercorso, a cento anni esatti di distanza, la pista seguita da Piede Grosso e dai suoi seguaci, eseguendo infine una cerimonia per dare pace alle loro anime e affermare che, i popoli nativi non sono scomparsi, ma al contrario ammoniscono i bianchi per quello che stanno facendo alla Madre Terra.

 

 

 

 

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LE RUOTE DELLA MEDICINA:

 

L'ASTRONOMIA DEGLI INDIANI D’AMERICA

 

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«Eravamo un popolo senza leggi, ma eravamo in ottimi rapporti con il grande spirito, Creatore e Signore del tutto. Ci giudicavate dei selvaggi. Non capivate le nostre preghiere; né cercavate di capirle. Quando cantiamo le nostre lodi al Sole, alla Luna o al vento ci trattate da idolatri. Senza capire ci avete condannati come anime perse solo perché la nostra religione è diversa dalla vostra. »
(Capo indiano del XIX secolo).

 

www.racine.ra.it/planet/testi/ruote.htm

 

 

Con questa breve trattazione non ci prefiggiamo lo scopo di formulare un giudizio impossibile sulla scienza indiana o, peggio, di tracciarne un improponibile confronto con la nostra; vogliamo soltanto riflettere su di uno degli aspetti del rapporto della cultura indiana con la natura, elemento centrale della loro vita e della loro cultura. Per gli indiani la natura è la vita stessa, e per questo è sacra in tutte le sue forme, amiche od ostili, ed il suo culto è espressione della loro gratitudine nonché di una grande fantasia e sensibilità poetica.

È chiaro che le spiegazioni dei fenomeni naturali, e quindi anche dei fenomeni astronomici per i popoli dell’America settentrionale si confondono con la religione e la mitologia, e oggi ci fanno sorridere ma non possiamo non riflettere sul fatto che popoli che sono vissuti per secoli legati a tradizioni antichissime, così lontane dal nostro modo di vivere quotidiano, abbiano acquisito dall’esperienza e conservato un patrimonio di conoscenze e capacità assai profondo. Allo stesso modo non si può non convenire che il rigore analitico e matematico (che caratterizza la nostra scienza) è qualità umana non antitetica, ma complementare alla fantasia e alla capacità di cogliere gli aspetti poetici della natura.

La storia della civiltà degli Indiani d’America parte dal momento in cui, oltre 40.000 anni fa, in due successive ondate alcune popolazioni dell’Asia attraversarono l’istmo di Bering (oggi sommerso dall’oceano) e discesero nel continente Americano occupandolo dall’Alaska fino alla Terra del Fuoco. I popoli che si insediarono in America del Nord diedero vita a Culture diverse, succedutesi nel tempo e in parti diverse del continente: dall’antica Cultura di Kociss (Utah), alla Cultura dei Mogollon (Nuovo Messico), in cui comincia ad essere praticata l’agricoltura, agli Hohokam (Arizona), abili artigiani incisori, agli Anasazi (gli “anziani”) costruttori di case in mattoni (le “kivas”) in Arizona, i quali furono costretti a migrare verso il 1300 d.c., per la siccità e per le invasioni di Apaches e Navajos, cui successero le culture delle pianure, Adena e Hopewell, che si diffusero nella valle del Mississippi da cui ebbero origine molte “famiglie” note (Cheyenne, Arapaho, Crow, Pawnee, le varie famiglie Sioux ecc.).

 

 

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Per gli Indiani tutti i fenomeni che non possono essere spiegati con l’esperienza quotidiana o con sue dirette applicazioni rientrano nella sfera del soprannaturale (ciò è per essi la “medicina”); l’origine del mondo e delle sue varie forme, i mutamenti cui è soggetta la natura (come, ad esempio, i moti periodici degli astri), i pericoli improvvisi, la malattia e la morte rappresentano la manifestazione di una entità spirituale. Questa spesso si concretizza in diverse forme (animali, alberi, astri), ma in qualche caso non viene identificata materialmente ma venerata, secondo una visione del mondo panteistica, come un unico Grande Spirito che è parte di ogni cosa. L’uomo può comunicare con il soprannaturale mediante le visioni e i sogni, i cui protagonisti sono le sue stesse materializzazioni; il protagonista di una visione diventa “spirito-guida” individuale.

Nella pratica religiosa esistono due figure fondamentali: lo sciamano e il sacerdote, anche se molto spesso esse vengono incarnate dalla stessa persona. Lo sciamano, o “uomo-medicina” (il termine “medicina” in questo contesto non ha il significato che ha nella nostra tradizione, ma quello di “mistero” o “soprannaturale”), è colui che è stato dotato dalla natura di una capacità particolare di comunicare con il mondo soprannaturale mediante le visioni nonché di dimostrarne l’esistenza con la pratica della magia (lo sciamano deve avere astuzia, fantasia ed una personalità inquieta, tormentata, attratta più dal mistero dell’oscurità, del sogno o della morte di quanto non lo sia dalla vita; è credenza popolare indiana che ancora nel grembo materno egli non sogni la sua vita futura come si crede accada normalmente, ma sogni il modo per evitare di nascere). Il sacerdote è il “ministro del culto”, conoscitore e maestro del cerimoniale rituale.

La conoscenza del cielo e dell’origine e delle peculiarità degli astri, è quindi tra le prerogative dello sciamano, il quale scopre la correlazione tra i moti del sole e l’alternarsi delle stagioni, e cerca di interpretare i movimenti della luna nonché il sorgere e il tramontare di alcune delle stelle più luminose (Rigel, Aldebaran, Sirio...), o della sacra Stella del Mattino (Venere), cui gli indiani del Sud-Ovest (Pueblos) e alcune famiglie delle pianure (Pawnee) dedicano un culto particolare.

 

 

 

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Citiamo qui alcune delle prove dell’attività osservativa svolta dai popoli autoctoni dell’America settentrionale, identificate come tali grazie al lavoro paziente di archeologi che si sono tra l’altro avvalsi di consulenze scientifiche competenti:

 

I cumuli di terra (mounds) risalenti alle antiche culture Adena (che realizzò le strutture più semplici tra il 1000 a.C. e il 200 d.C.) e Hopewell (che sostituì la cultura Adena), avevano forse un valore religioso e talvolta erano utilizzati come monumenti funerari eretti per distinguere la tomba di uno sciamano o un notabile del villaggio (burial mounds); in certi casi la loro altezza arriva ad alcune decine di metri e ciò le rende simili alle piramidi azteche e maya e, come per queste ultime, anche per esse si sta cercando di verificare l’esistenza di eventuali allineamenti astronomici (già scoperti per cinque serie di Mounds in prossimità di altrettanti villaggi del Kansas); tale somiglianza rappresenta una delle prove di contatti della cultura Hopewell con i popoli mesoamericani avvenuti intorno all’anno 1000. In particolare nei pressi dei resti della città di Cahochia, che sorgeva in un’ampia regione circondata da mounds, si trova un vero e proprio osservatorio solare, in origine costituito da alcuni pali piantati in cerchio nel terreno, intorno ad un palo centrale in modo tale che traguardando verso il palo centrale da ciascuno di essi si individuavano le posizioni del sorgere del sole ai solstizi, agli equinozi, o in momenti intermedi (come avviene per le grandi pietre delle strutture megalitiche dell’Europa settentrionale, come Stonehenge, ed anche per questo motivo ai resti del cerchio fu attribuito dagli archeologi il nome di Woodhenge, dall’inglese wood, bosco).

Alcune delle antiche costruzioni in muratura delle culture Hohokam e Anasazi (un esempio è costituito dalle kivas, case per lo più di forma rotonda costruite con mattoni di fango essiccati al sole, gli adobes e utilizzate per convegni o cerimonie religiose e talvolta utilizzate come veri e propri osservatori astronomici), rivelano allineamenti astronomici, come ad esempio la Casa Grande Hohokam, un gruppo di kivas rettangolari comunicanti tra loro, nel quale è stato possibile rilevare l’allineamento di alcuni ingressi con le posizioni del sorgere o del tramontare del sole ai solstizi nonché della luna al momento della massima o della minima declinazione ( i, -i) (ricordiamo che la declinazione è l’altezza angolare di un astro sull’Equatore celeste e che maggiore è la declinazione, più spostato verso Nord appare il punto in cui sorge l’astro; ne risulta un maggiore arco descritto da esso nella volta celeste e una “culminazione più alta sull’orizzonte”). Gli allineamenti in questione sia riguardano l’intera pianta della costruzione nel suo insieme, sia la disposizione di feritoie, finestre e porte; in tal caso sono realizzate con il metodo degli “stipiti alternati”, che garantisce la possibilità di individuare una direzione dell’orizzonte traguardando ad esempio attraverso uno stipite di una apertura esterna e quello opposto di una apertura più esterna (metodo utilizzato anche nelle costruzioni sacre Maya).

 

Gli Anasazi (chiamati dagli Spagnoli Pueblos, parola che indica i villaggi in muratura in cui essi vivevano al tempo della conquista europea) per un lungo periodo della loro storia erano vissuti anche in abitazioni, dette cliff dwellings, scavate nelle pareti rocciose dei picchi e delle Mesas dell’Arizona (montagne dalle pendici rocciose e scoscese e appiattite alla sommità), e presso una di queste, nel Chaco Canyon, in cima ad una collina, il picco Fajada, è stata ritrovata una strana incisione sulla roccia costituita da due petroglifi a forma di spirale sulla parete rivolta ad est, di fronte a tre pesanti lastre di pietra poste di fronte ad essi in modo tale che la luce del sole al mattino, filtrando attraverso le lastre, formi due strette lame luminose una delle quali al solstizio estivo spostandosi con il movimento del sole attraversa il centro della spirale maggiore, mentre l’altra attraversa il centro della spirale minore agli equinozi ed entrambe scorrono in direzione tangente alla spirale maggiore da parti opposte di essa il giorno del solstizio invernale; durante i periodi intermedi le due lame attraversano cerchi interni diversi delle due spirali: tutto ciò fornisce un sofisticatissimo calendario solare (tale scoperta fu fatta nel 1977 e si deve ad Anna Sofaer, una archeologa dilettante che si avvalse tra l’altro della collaborazione di Rolf M. Sinclair, fisico della National Science Foundation).
È evidente che lo sciamano-astronomo che fu artefice di questa opera notò dapprima come attraverso quelle pietre, ammassate confusamente dalla natura, la luce filtrasse formando due cunei sottili sulla parete rocciosa antistante, poi studiando attentamente, giorno dopo giorno, il moto delle lame di luce dovuto al moto diurno del Sole, lavorò le pietre per assottigliare la forma delle lame e quindi tracciò con estrema cura e precisione le due spirali. Gli stessi Pueblos e le singole kivas presentano allineamenti con punti dell’orizzonte significativi dal punto di vista astronomico, come accade ad esempio per la grande pianta a D del villaggio Anasazi denominato Pueblo Bonito, forse il più grande insediamento Anasazi, il cui lato rettilineo è aperto e orientato nella direzione Nord-Sud, mentre la parete che delimita la D lungo il suo lato curvo volge la concavità a Est come per raccogliere e concentrare il più possibile all’interno del Pueblo la luce del sole al momento del suo sorgere; inoltre la parte settentrionale della parete curva è rialzata allo scopo sia di proteggere il villaggio dai freddi venti del Nord, sia di concentrare maggiormente la luce del Sole all’interno durante i mesi autunnali e invernali (nei quali il Sole è più basso all’orizzonte verso Sud).


014.gifPueblo Bonito nel Chaco Canyon014.gif


 

 

Il fisico americano John Eddy si è dedicato per lungo tempo allo studio di particolari disposizioni di pietre lasciate sul terreno a formare un cerchio con linee rette radiali che partono approssimativamente dal centro e che permettevano, all’epoca della loro costruzione, di individuare non solo le posizioni del sorgere e del tramontare del sole ai solstizi e agli equinozi, ma anche quelle del sorgere e del tramontare della luna ai punti estremi settentrionale e meridionale e delle stelle più luminose (Sirio, Betelgeuse, Rigel, e Aldebaran; questi oggetti, ritrovati in grande quantità in una zona assai ampia estesa tra il Colorado e le fredde regioni settentrionali al confine con il Canada, sono stati denominati “ruote della medicina” (dove il termine “medicina” è inteso nel senso già specificato sopra). Una delle più note di queste strutture è quella ritrovata in un pianoro su di una delle cime del massiccio del Big Horn nel Nord del Wyoming, a 3.000 metri di altezza. Qui gli Sciamani seguendo i movimenti degli astri potevano determinare i tempi esatti in cui il loro popolo doveva compiere i riti propiziatori stagionali. In particolare era importante osservare il “levare eliaco” delle stelle, ovvero il loro primo apparire a Est immediatamente prima dell’alba, che nel caso di Aldebaran annunciava l’imminente solstizio estivo, seguito a ventotto giorni di distanza dal levare eliaco di Rigel, che a sua volta precedeva di altri ventotto giorni quello di Sirio; quest’ultimo anticipava la fine dell’estate e, nel caso della ruota del Big Horn, l’inizio di quel periodo in cui, a causa della neve e del gelo non sarebbe più stato possibile agli “osservatori delle stelle” raggiungere il luogo di osservazione.
Occorre ricordare che il pur lento moto di precessione dell’asse di rotazione della Terra (dovuto all’attrazione gravitazionale della Luna sulla Terra e al fatto che la Terra non è una sfera ma è leggermente schiacciata ai poli e si comporta quindi come una trottola inclinata, il cui asse di rotazione si muove descrivendo una superficie conica), ha determinato nei secoli una variazione delle posizioni degli astri nel cielo, quindi anche dei tempi del loro levare eliaco; in tal modo l’intervento degli astronomi e la loro conoscenza dei tempi caratteristici di tale spostamento ciclico (il cui periodo è 27.000 anni circa) hanno reso possibile una datazione di tali costruzioni, poi confermata con metodi diversi. Si è dunque scoperto che queste strutture, risultato di osservazioni precise e sistematiche, furono realizzate in un arco di tempo della durata di oltre un millennio (la ruota del Big Horn risale al 1700 d.C. circa, mentre un’altra ruota trovata nella Moose Mountain, a sud-est di Regina, nella regione canadese del Saskatchewan, risale circa al 100 d.C.), e ciò dimostra quali profonde radici avesse nella cultura indiana la pratica dell’osservazione astronomica.

 

014.gifGLI ANASAZI E LA SUPERNOVA DEL 1054 d.C.014.gif

 

 

 

Destò meraviglia e curiosità la scoperta, presso due diversi antichi insediamenti Anasazi in Arizona (presso le rovine di un antico “pueblo” a White Mesa e su di una parete del sistema del Navajo Canyon) di graffiti su pietra identici, raffiguranti una stretta falce di luna crescente e vicino ad essa una stella molto luminosa; scartata l’ipotesi che il petroglifo potesse ritrarre un allineamento tra Venere, “stella del mattino” con la Luna evento non così raro da meritare una simile rappresentazione, non rimase che constatare che potesse raffigurare una stella straordinaria, una Supernova (l’esplosione di una stella di grande massa alla fine della sua vita) che brillò repentinamente nel cielo. Molti elementi fanno oggi ritenere che questa stella così immortalata dagli Anasazi sia stata la famosa supernova del 1054 registrata negli annali cinesi e che diede origine alla nebulosa del granchio, ed in particolare, tra questi, il fatto che essa, così luminosa (magnitudine -6) da essere visibile anche di giorno, il 14 Luglio di quell’anno venne a trovarsi a 2 soli gradi d’arco di distanza dalla luna, allora nella fase di “luna nuova”.

 

 

014.gifIL CIELO NELLA  RELIGIONE E NELLA MITOLOGIA014.gif

 

 

 

Il principale rapporto tra il cielo, con i suoi moti apparenti, e la religione consiste nel già citato legame esistente tra le feste religiose stagionali ed il movimento del Sole nella volta celeste, la cui osservazione sistematica rendeva gli sciamani in grado di determinare con esattezza i tempi opportuni per lo svolgimento delle stesse. Ne è prova la grande quantità di antichi osservatori solari trovati. Tutto ciò contribuisce a rendere il Sole una delle divinità principali anche presso la civiltà degli indiani d’America come in tutte le culture legate a tradizioni antichissime; nella mitologia religiosa indiana il Sole diventa il dispensatore di luce e di vita, ma anche Colui che può distruggerla. Per i Natchez (che popolavano il basso Mississippi) era la divinità suprema e costituiva il simbolo della massima autorità politica e sacerdotale del popolo nonché della casta dominante. Tra i popoli delle pianure della regione centrale degli odierni Stati Uniti d’America, ad esso è dedicata la cerimonia votiva più importante di tutto il rituale indiano: la “Danza del Sole”, comune a tutte le famiglie indiane delle pianure (Sioux, Pawnee, Crow...), che in molti casi prevedeva il terribile rituale dell’hock swinging (descritto dettagliatamente dal pittore-giornalista americano R. Catlin che fu il primo bianco autorizzato ad assistervi, e immortalato nel film “Un uomo chiamato cavallo”). In esso, tra l’altro, colui che formulava il voto, dopo quattro giorni di digiuno assoluto, e dopo lunghi e complessi preparativi, si autolesionava facendosi conficcare nella pelle del petto dei cavicchi appuntiti e dello spessore di un dito, veniva poi agganciato alla sommità di un alto palo centrale tramite delle corde, sollevato da terra e fatto ruotare lentamente fino allo sfinimento per il dolore, sopportato stoicamente per ore invocando il Grande Spirito con lo sguardo rivolto ai feticci collocati alla sommità del palo o direttamente al Sole.

Nella mitologia il rapporto tra gli indiani e la Natura (e quindi il cielo) si esprime nel modo più vario e ricco di colore e poesia. Gli antropologi suddividono la mitologia indiana in tre diversi temi fondamentali: l’origine del mondo (la cosmogonia), i miti dell’eroe furfante (tra cui quelli che hanno come protagonisti il vecchio uomo-coyote o il corvo, che rivestono la doppia funzione di eroi fondatori e di ladri astuti), i miti sulla natura.

Vediamo ora alcuni tra miti indiani sulla creazione più curiosi: per i Pueblos, ad esempio, il cielo non ha un ruolo attivo nella nascita del mondo ma esso si forma nelle viscere della terra, per la stessa legge di natura per la quale dai semi ha origine la vita. Ma la vita che si crea nelle caverne sotterranee è un immondo e oscuro miscuglio di tutte le sue forme; il mondo viene liberato dalle tenebre grazie all’intervento dei Gemelli della Guerra, capostipiti della razza umana, i quali risalgono il fusto di un alto albero da loro seminato, portando con sé gli animali sacri: il ragno, il falco, il coyote, la rondine e la locusta e liberano il loro popolo. Giunti in superficie il coyote libera le stelle, il ragno tessendo la sua tela disegna la luna, il falco con il battito delle sue ali dirige le acque verso l’oceano, ed il popolo, ucciso un cervo bianco costruisce il sole con la sua pelle.

Secondo una leggenda Wasco poi, Coyote, in compagnia di quattro lupi ed un cane, notò che ogni notte essi volgevano lo sguardo verso un punto del cielo buio; per tre notti egli chiese ad uno di loro che cosa vedesse, senza ottenere risposta. Alla fine il lupo più giovane gli indicò un punto nel cielo in cui si trovavano due orsi Grizzly, e Coyote, per raggiungerli lanciò molte frecce nel cielo in modo che la prima si conficcasse nella volta celeste, e le successive si conficcassero in quella precedente in modo da formare una scala su cui tutti potessero salire per poter osservare gli orsi da vicino. Quando i lupi ed il cane furono saliti in cielo e Coyote li vide fermi e assorti, pensò di immortalarne l’immagine nel cielo in modo da formare l’insieme di stelle della “tazza” (il grande carro), in cui il manico è formato da tre lupi dei quali quello centrale tiene il cane vicino a sé (la stella doppia Mizar e Alcor) mentre gli orsi formano il lato della tazza allineato con la stella polare (Dubhe e Merak). Quindi Coyote, divertito, proseguì la disposizione delle stelle nel cielo in varie configurazioni.

I Pawnee invece affidano al cielo un ruolo di primo piano nella creazione del mondo: per loro la divinità principale è Tirawa, sposato ad Atira, “volta del cielo”. Egli è padre e signore dell’universo e comanda i movimenti degli astri; in tal modo impone il matrimonio tra la stella del mattino con quella della sera, dal quale nasce la donna, e del Sole con la Luna, dal quale nasce l’uomo, al quale poi vengono affidati i “fagotti” dei feticci rituali e le regole dei cerimoniali religiosi. In particolare gli vengono impartite le direttive per la costruzione delle “case” in cui si dovevano svolgere le cerimonie: esse per la tribù Wolf dovevano avere un soffitto a forma di volta (in analogia con la volta celeste) sorretta da 4 colonne che simboleggiavano le 4 stelle più importanti, la stella rossa (forse Antares), la stella gialla (Capella nella costellazione dell’Auriga), la stella bianca (Sirio) e la stella nera (qualcuno pensa si tratti di Vega, che tuttavia non si può definire in alcun modo “nera”, ma l’interpretazione più veritiera, anche alla luce della traduzione letterale delle testimonianze originali, che parla di “grande stella nera sparsa intorno”, afferma che doveva trattarsi di un grosso bolide esploso disgregandosi in uno stillicidio di meteoriti), con un’apertura nel centro collocata esattamente sul fuoco centrale (per fare uscire il fumo) consacrata alle stelle che man mano venivano a trovarsi allo zenith (“i Capi che siedono in Consiglio”).
L’ingresso era rivolto verso Est, mentre dal lato occidentale si trovava un altare; tale allineamento permetteva alla luce del Sole e della stella del mattino al loro sorgere di illuminare un teschio di bufalo collocato vicino al fuoco. Oltre a ciò la disposizione dei villaggi doveva riprodurre la volta celeste, in modo che ogni villaggio corrispondesse ad una stella del cielo, e fosse ad essa consacrato. Al sorgere di una stella sacra per un certo villaggio, in esso si svolgevano i cerimoniali propiziatori opportuni grazie ai quali l’astro avrebbe assicurato prosperità e fortuna agli abitanti.

La mitologia Pawnee è complessa e contiene molti riferimenti al cielo; in particolare è oggetto di culto la stella del mattino (il pianeta Venere, nella loro mitologia erroneamente distinto dalla stella della sera) cui è dedicato un rito che prevede il sacrificio di una giovane prigioniera, la quale viene dipinta di rosso e di nero ad indicare il confine tra il giorno e la notte segnato dall’astro e viene trafitta con le frecce che la invieranno verso Stella del Mattino, suo sposo celeste.

Anche i Pueblos venerano la stella del mattino (che fa parte delle “divinità naturali”, o “kachina”); essa identifica una divinità maschile protettrice dei cacciatori, che viene invocata perché conceda al popolo gli animali cui potersi nutrire (nella mitologia spiega al cacciatore mitologico Giovane Freccia il motivo che non riesce più a uccidere cervi perché una strega malvagia ha rapito e ucciso la sorella Donna Gialla, divinità della Luna).

Vi sono poi tanti motivi par cui anche la Luna sia oggetto di osservazione e di culto; il fatto che la luna piena illumini la terra al punto da consentire la caccia anche nelle ore notturne, la sorprendente corrispondenza tre il ciclo lunare e il ciclo biologico femminile, il fatto che la gestazione prima del parto abbia una durata di nove lunazioni. Tutto ciò determina il fatto che le divinità della Luna siano imparentate o talvolta identificate con divinità protettrici della caccia (Kochinako o “Donna Gialla” dei Pueblos è sorella di Giovane Freccia), ma siano anche spesso divinità femminili o responsabili della creazione della donna (come in un magnifico mito della creazione Sioux così narrato dallo sciamano Leonard Dog Crow:

 

colomba.gif«E quindi venne il momento di creare la donna.
Allora non c’era la Luna; era ancora il periodo della sacre novità. Il Sole convocò ancora tutti i pianeti e le creature sovrannaturali, e quando furono riuniti, il Sole con uno dei suoi vividi lampi, si tolse un occhio. Lo gettò sul vento della sua visione in un certo luogo e divenne la Luna. E su questo nuovo globo, quel pianeta “occhio” creò la donna.
“Tu sei un pianeta vergine, una fanciulla Luna” le disse “Ti ho toccata e fatta con la mia ombra, voglio che cammini sulla terra”, e quando lei chiese “Come potrò camminare su quella terra?” il Sole creò il potere e la ragione della donna, impiegò il fulmine per costruire un ponte tra la Luna e la Terra e la donna camminò sul fulmine...
Essa camminò sul lampo, ma essa camminò pure su una vena di sangue che andava dalla terra alla Luna.
Questa vena era una corda, un cordone ombelicale che andava dentro il suo corpo, e per mezzo di esso lei è sempre collegata con la Luna. Ed a lei furono dati i nove mesi della creazione)
».

Il cielo per i Pawnee è anche l’aldilà; ad esso salgono le anime dei morti; alcune anime di guerrieri o cacciatori morti sono divenute stelle o gruppi di stelle. In particolare le anime dei codardi e dei malati (la codardia è vista come una malattia in quanto come la malattia rappresenta una menomazione per un guerriero), percorrono la Via Lattea, e sorvegliati dalla Stella del Mattino, vengono condotti dalla Stella della Malattia (forse la stessa Antares) verso la Stella del Sud.

Molte leggende indiane riguardanti la natura hanno come protagonista il cielo non solo presso i Pawnee, ma anche presso molte altre popolazioni: l’identificazione tra stelle ed eroi mitologici ha un suo esempio nella storia del grande capo Lunga Fascia, identificato nella costellazione di Orione, il quale riunito il suo popolo presso le due stelle dei gemelli, dopo averle consultate, lo condusse di vittoria in vittoria lungo la Via Lattea. Dalla sua morte il suo corpo riposa nelle Pleiadi (ammasso aperto nella costellazione del Toro), ed il suo cuore nel Presepe (altro ammasso aperto nella costellazione del Cancro).

Per gli indiani Chinook (popolo del Nord-Ovest) invece la cintura di Orione (le tre stelle allineate al centro della costellazione) e la spada (gruppo di stelle a semicerchio che seguono Bellatrix, cioè la mano) sono due canoe.

La stella Arturo, brillante stella arancio localizzabile prolungando l’arco del timone del grande carro, viene identificata con il grande cacciatore Falco Bianco, mentre Alphecca, la stella più luminosa della corona boreale è la sua sposa.

Gli indiani del New England (Mohicani, Massachusset, Delaware), considerano le tre stelle del timone del Grande Carro tre cacciatori impegnati nella caccia all’orso; la stella centrale, che è doppia (Mizar e Alcor), è vista come il cacciatore che regge la pentola in cui cucinare l’orso. La caccia ha buon esito all’inizio dell’autunno, quando il sangue dell’orso ucciso arrossa le foglie degli alberi.

Tra i Pueblos del gruppo linguistico Tewa si racconta la storia di Cacciatore di Cervi e di Fanciulla Grano Bianco, due giovani bellissimi che non avevano occhi che l’uno per l’altra e che, cresciuti insieme con il loro amore si sposarono; ma un giorno Fanciulla Grano Bianco si ammalò e in tre giorni morì. Si dice che dopo la morte l’anima vaga sulla terra per quattro giorni e che in essi può apparire in sogno a coloro che può avere offeso per chiedere il loro perdono. Gli abitanti del villaggio per liberare sé stessi e consentire all’anima di accedere al Regno dei Morti, devono accordarle il perdono con una preghiera; ma Cacciatore di Cervi era così disperato che venne meno a questo dovere.
Un giorno mentre si aggirava intorno al villaggio, notò, vicino ad un cespuglio una piccola fiamma accesa. Si avvicinò ad essa e con grande sorpresa vide davanti ad essa la sua donna; ella lo implorò di lasciarla andare nell’Aldilà, ma lui si rifiutò e anzi volle che lei tornasse con lui a casa. Fanciulla Grano Bianco inizialmente cercò di convincerlo a desistere, in quanto ella ormai era morta, ma alla fine commossa cedette e accettò di tornare da lui. Quando gli abitanti del villaggio la videro si spaventarono e cercarono di dissuaderlo, ma non vi riuscirono.
A poco a poco, però il bell’aspetto di lei mutò, la pelle divenne grigia e si disseccò, e cominciò ad emanare l’odore delle cose morte ed egli prima cominciò a volgerle le spalle nel letto, poi a vegliare tutta la notte sul tetto della sua capanna, finché un mattino non apparve una creatura imponente, avvolta in una pelle di daino bianco, e armata di arco e frecce che con voce profonda annunciò di essere stato inviato dal regno dei morti a ristabilire l’ordine che i due giovani sposi avevano sovvertito. quindi scagliò una freccia parallela al suolo verso occidente che li trasportò nel cielo nel quale avrebbero continuato ad inseguirsi e cercarsi come avevano fatto in vita (e come oggi fanno Mercurio e Venere, quando appaiono a occidente poco dopo il tramonto). Cacciatore di Cervi divenne una stella molto luminosa (Venere) e Fanciulla Grano Bianco una stella più tenue e tremolante (Mercurio).

 

 

 

 

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Friday, November 21, 2008
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